Non fidarti, non temere, non pregare

Non fidarti, non temere, non pregare

“Care generazioni future, vi preghiamo di scusarci, eravamo ubriachi fradici di petrolio!”

Inizia così il libro “Non fidarti, non temere, non pregare!” che ho preso come spunto per un dialogo con Greenpeace sulle problematiche ambientali in senso ampio; ma con particolare al Mar Artico e al nostro Adriatico.

Inizio qui un breve ciclo di video in occasione della COP21 di Parigi. Il mare di parole che sommergerà l’evento, spesso inutili o peggio scorrette la faranno da padrona. Il mio tentativo invece è quello di imbastire colloqui con Associazioni che da anni si occupano di salvaguardia ambientale, efficienza energetica e Fonti rinnovabili.

Il primo video è appunto insieme a GREENPEACE

Per i più frettolosi e impegnati, riassumi qui in breve:

– L’Artico e l’ecosistema mondiale vengono messi in grave pericolo dagli sversamenti in mare dalle infrastrutture Russe. Si stima che in un anno e mezzo venga versato tanto petrolio quanto ne uscì nel gravissimo incidente del Golfo del Messico alla piattaforma della Exxon “Deep water horizon”.

– La Russia considera l’Artico “cosa sua”.

– Altre nazioni hanno incrementato la loro presenza militare nell’Artico, per poter poi evidentemente accampare diritti.

– NON VI SONO PIANI DI EMERGENZA NÈ SOLUZIONI TECNOLOGICHE EFFICACI AD OGGI PER INDIVIDUARE E RECUPERARE IL PETROLIO SVERSATO!

– E’ necessaria un’azione per replicare il “modello Antartide”, cioè rendere l’Artico una “Riserva naturale” intoccabile per chiunque.

Passando all’Italia:

– La normativa semplicemente NON PREVEDE possa accadere un “incidente rilevante”, e quindi nessuna legge protegge e tutela il nostro territorio e i nostri mari.

– La nostra compagnia di “bandiera” Eni (con Saipem) è già stata autrice di diversi incidenti seri, e la sua organizzazione è stata fortemente criticata dall’Autorità di controllo pubblica Norvegese.

– Il petrolio che possiamo estrarre dai nostri mari, nelle migliori previsioni, ammonta a DUE MESI di fabbisogno nazionale. Le compagnie vi si interessano solo perché le royalty sono basse e quindi comunque “il gioco vale la candela!”.

– In Italia è in atto una guerra economica, con cui le lobby delle fossili cercano di opporsi alla crescita di Efficienza e Rinnovabili. Per il momento ci stanno riuscendo benissimo, influenzando adeguatamente la politica nazionale.