L’Italia punta sul gas ma fa male i conti

L’Italia punta sul gas ma fa male i conti

Tutti gli studi sull’energia dicono la stessa cosa: la domanda di gas è in calo sia in Italia sia in Europa e continuerà a scendere anche nei prossimi anni. Peccato però che il nostro Paese stia orientando la Strategia energetica nazionale proprio in quella direzione. Rischiando di lanciare l’Italia, come un treno in corsa, contro un muro.

Ci sono almeno tre fattori che ci dicono perché non conviene investire troppo sulle infrastrutture legate all’estrazione del gas. Eccoli in breve:

1. Lo sviluppo dell’efficienza energetica, l’aumento delle fonti rinnovabili in Europa e la crisi economica che ha fatto calare la produzione;
2. non c’è bisogno di aumentare le importazioni perché i consumi scendono più velocemente del calo delle estrazioni;
3. l’Europa è preparata ad ogni evenienza anche se la Russia di Gazprom dovesse decidere di chiudere i rubinetti del gas verso il nostro continente.

Tra l’altro le infrastrutture di gas hanno un ciclo di vita di 40 anni. Un tempo troppo lungo, considerando che dobbiamo puntare su una riconversione energetica green non solo nel nostro Paese, ma a livello globale. Per cui, se non vogliamo rallentare un processo di cambiamento già in atto di fatto, allora dobbiamo abbandonare il più velocemente possibile la strada verso le insfrastrutture gasiere, puntando invece nello sviluppo massiccio delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Perché sono le uniche tecnologie che possono garantire rispetto per la salute, per l’ambiente e che ci porteranno in breve alla creazione di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Qui tutti i numeri che dimostrano quanto scritto sopra