Clima, la politica non impara dai disastri

Clima, la politica non impara dai disastri

Chi rappresenta la società civile se non lo fa la politica? L’ultima conferenza nazionale sui cambiamenti climatici è stata convocata 10 anni fa. Sembra incredibile, ma è vero. Eppure solo il 12 settembre abbiamo commemorato le vittime di Livorno e di tutti i disastri dovuti ai fenomeni climatici che si fanno sempre più estremi. IL guaio è che però facciamo finta che siano fenomeni incontrollabili. Mentre invece sappiamo bene che dipendono dal continuo stress delle attività umane sul clima. Primo fra tutti lo sfruttamento delle risorse terrestri con la continua produzione di fonti fossili, che sono la causa principale dell’inquinamento del pianeta.

Perciò la politica dovrebbe dare più spazio agli scienziati quando avvertono che andando avanti di questo passo arriveremo presto a un punto di non ritorno, con conseguenze in gran parte imprevedibili. Ma dovrebbe ascoltarli anche quando dicono che un passaggio rapido alle fonti rinnovabili porterebbe immediati benefici economici e per la salute.

E’ recente lo studio di ventisette ricercatori di prestigiose università internazionali che dicono che se l’intero sistema in Italia venisse alimentato da fonti rinnovabili entro il 2050, ognuno di noi godrebbe di 6.500 euro di risparmio all’anno, ci sarebbe un incremento diretto di 500 mila nuovi posti di lavoro e potremmo salvare la vita di quasi 60 mila persone all’anno, che oggi muoiono prematuramente proprio a causa dell’inquinamento da fonti fossili.

Ecco perché dobbiamo puntare immediatamente a una vera transizione energetica, fatta anche di una seria pianificazione della mobilità pubblica e privata in chiave elettrica.