Energia, sulle isole minori l’Autorità è in ritardo sullo sviluppo e il fabbisogno delle fonti rinnovabili

Energia, sulle isole minori l’Autorità è in ritardo sullo sviluppo e il fabbisogno delle fonti rinnovabili

Roma, 16 nov – Non pubblicando la delibera sulla copertura del fabbisogno energetico delle isole minori da fonti rinnovabili, l’Autorità per l’energia perde l’ennesima occasione preziosa per proiettare il nostro paese verso un futuro più pulito e meno costoso. Il costo di questo ritardo, come al solito, lo pagano gli utenti italiani. Parliamo di circa 80 milioni di euro l’anno che potrebbero essere risparmiati riducendo così i costi della bolletta elettrica di tutti. Chiediamo quindi al governo di riprendere in mano la situazione, bacchettando l’autorità. Non vorremmo che il decreto e gli obiettivi indicati in esso per lo sviluppo delle fonti rinnovabili nelle isole vengano vanificati da un ritardo colpevole e negligente dell’Autorità.

La deadline è passata. È giunto il momento dei fatti. Ora bisogna dare un’occasione a questo paese per rinnovare i sistemi di produzione di energia, abbandonando una volta per tutte gli impianti a gasolio vecchi e inquinanti. L’Italia deve fare la sua parte puntando alla riduzione delle emissioni inquinanti e dello sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, in linea con gli accordi internazionali fissati a Parigi nel 2015. Siamo già in ritardo, non possiamo permetterci di aspettare ancora.

Gli studi più recenti di Enea e Rse (Ricerca sistema energetico) dimostrano che in tutte le 19 isole minori non connesse alla rete elettrica si può cambiare radicalmente scenario energetico puntando su sole, vento, maree e altre fonti rinnovabili. Si può e si deve fare attraverso una gestione innovativa delle reti, dei sistemi di accumulo e di tecnologie efficienti che dia risposta anche alla domanda di mobilità (stimolando quella elettrica per ridurre i consumi di benzina e diesel), di riscaldamento/raffrescamento delle abitazioni e delle attività e di desalinizzazione delle acque marine.

Qui l’interrogazione