La stangata in bolletta: + 6% dal 2018. Competitività delle imprese venete a rischio. Ecco le proposte del M5S

La stangata in bolletta: + 6% dal 2018. Competitività delle imprese venete a rischio. Ecco le proposte del M5S

Le bollette dell’energia elettrica aumentano mettendo in difficoltà le piccole imprese.

Il M5S denuncia da sempre le scelte della maggioranza sulle bollette che hanno penalizzato i settori delle attività produttive, caricando su di loro un aumento di circa il 6%, già dal 1 gennaio 2018. L’incremento della spesa per la fornitura di energia, destinato a salire nei prossimi mesi, rischia di compromettere la competitività delle piccole imprese presenti sul territorio della Regione Veneto disseminata di micro e medie realtà, che a fatica chiudono i conti ogni giorno.

Secondo i dati forniti dall’Ufficio studi della Confartigianato, l’incremento rilevato è da attribuire alla crescita del 23,8% della spesa per la materia energia e al +4,5% della spesa per oneri di sistema, che insieme al costo del dispacciamento, (di 684 euro l’anno rispetto ai 552 euro del precedente trimestre), sono le voci più consistenti della bolletta.

In questa legislatura abbiamo proposto diverse soluzioni a costo zero per ridurre la spesa dell’energia che non sono state accolte dal Governo per difendere i grandi produttori. Abbiamo proposto di superare il monopolio della generazione liberalizzando il settore attraverso la possibilità di far partecipare i produttori da impianti alimentati con fonti rinnovabili al mercato. Opportunità attualmente ostacolata nonostante in Germania e in altri Stati europei sia già possibile.

Ma quali sono le soluzioni per ridurre la spesa? Il M5S ne ha proposte diverse:

– dare la possibilità a oltre un milione di produttori di energia da fonte rinnovabile di cedere l’energia prodotta e non autoconsumata al vicino in un sistema di rete connesso;

– estendere la partecipazione nella sezione del mercato del dispacciamento (che le aziende pagano 684 euro) anche agli impianti da fonti rinnovabili. Attualmente la partecipazione agli impianti rinnovabili è impedito per garantire il monopolio dai grandi impianti a fonti fossili;

– rendere attivi i consumatori nella scelta di decidere quando consumare, ad esempio quando l’energia costa meno, aiutando il bilanciamento della rete, servizio che viene remunerato nel mercato elettrico.

Tutte proposte presentate in questa legislatura al Parlamento e bocciate dalla maggioranza, che non hanno bisogno di coperture ma della volontà politica di favorire realmente la crescita economica del Paese.

Con la liberalizzazione reale della produzione di energia e dei servizi del mercato elettrico diminuisce il costo dell’energia per le attività produttive e grazie all’impiego di tecnologie innovative necessarie per la creazione e la gestione di questo modello energetico si alimenta la crescita e lo sviluppo di una filiera di prodotti e servizi fortemente innovativi generando investimenti e nuova occupazione.

Alla riduzione del costo dell’energia, all’aumento degli investimenti e degli occupati potremmo aggiungere la riduzione delle esternalità ambientali e sanitarie, scaricate sulla spesa pubblica.

Credo siano buoni motivi per sostenere il programma energia del M5S ed impegnarci a raggiungere il 100% rinnovabile entro il 2050.