PLASTICA NEI FORNI, GIROTTO (M5S): IL CASO VENETO DI PEDEROBBA ESEMPIO DEI DISASTRI DELLO SBLOCCA ITALIA DI RENZI

PLASTICA NEI FORNI, GIROTTO (M5S): IL CASO VENETO DI PEDEROBBA ESEMPIO DEI DISASTRI DELLO SBLOCCA ITALIA DI RENZI

Treviso, 28 feb – “A causa dello Sblocca Italia la provincia di Treviso è nuovamente al centro di un grave rischio inquinamento. Il cementificio di Pederobba, infatti, è stato autorizzato a bruciare ogni tipo di plastica alternativa ai combustibili tradizionali, trasformando l’impianto in un inceneritore a tutti gli effetti. L’esigenza economica di fare cassa in un periodo di crisi del consumo di cemento, mette a rischio le persone. Di questo dobbiamo ringraziare Renzi e il Pd, che come caterpillar hanno deciso di asfaltare il diritto alla salute dei cittadini, favorendo invece una logica di profitto”. A dirlo è il senatore trevigiano uscente del Movimento 5 Stelle Gianni Girotto, candidato alle elezioni politiche del 4 marzo.

Visto il quadro normativo vigente, la Commissione tecnica Via della Provincia di Treviso probabilmente non avrebbe potuto bloccare le autorizzazioni. Ma il pericolo resta comunque. Infatti, assieme al nulla osta alle plastiche, verranno rinforzati i monitoraggi al camino, oltre all’introduzione di una centralina di rilevazione anche a ridosso dell’impianto, una maggiore frequenza delle rilevazioni, un aumento della gamma di sostanze da verificare (mercurio, tallio, vanadio, IPA e altre) e la richiesta di abbattere i limiti di alcune sostanza in termini di emissioni. “In poche parole – spiega Girotto – si tratta quantomeno di un’ammissione di preoccupazione per aver equiparato questi stabilimenti a veri e propri inceneritori”.

Resta la nostra insoddisfazione rispetto a quanto fatto sin qui, relativamente al blocco attuato da parte dell’ULSS n. 2 nel fornire le cartelle di dimissione ospedaliera per lo svolgimento dell’indagine epidemiologica modello “caso controllo” della quale alla data attuale avremmo già i dati se fosse stata perseguita secondo i tempi definiti nel mese di giugno 2017. Ricordiamo che le indagini di questo tipo sono veloci nei risultati, economiche nei costi e soprattutto con un grado di correlazione tra fonte emissiva e risultati di impatto sanitario di alto rilievo. Invece l’ULSS 2 ha imposto una propria indagine epidemiologica modello “di coorte” di cui, ad oggi come anche detto in sede di Comitato VIA del 21 febbraio scorso, non si sanno né i tempi, né i costi e tanto meno gli aspetti che si andranno ad analizzare e le eventuali correlazioni con la fonte emissiva che da ora potrà bruciare le plastiche.

Si rileva inoltre che nella VIA da quanto è emerso in sede di conferenza decisoria non fa menzione dell’altezza del camino che nel caso di Pederobba è di appena 62 metri dall’alveo del fiume Piave e che alcuni dei centri abitati contigui risultano inferiori a tale livello. Tale altezza non garantisce una buona dispersione degli inquinanti.

Chiaramente l’impresa deve fare i propri interessi, e la richiesta di cambio di combustibile dettata dai costi maggiori dei pneumatici esausti e dalla scarsità di reperibilità degli stessi, seppur legittima, deve sempre essere contemperata dagli interessi della vasta comunità coinvolta dalle emissioni, emissioni che coinvolgono oltre 10 comuni oltre ad un territorio che per sua natura e avocato a prodotti tipici e che coinvolge anche la zona proposta quale patrimonio UNESCO.

In tal senso – conclude Girotto – mi unisco alle forti preoccupazioni del Coordinamento Aria Che Voglio, di cui fa parte anche Pederobba 5 Stelle che lotta affinché sia tutelata innanzitutto la salute delle persone e la salvaguardia del territorio. Come ricorda anche l’Unione europea, gli inceneritori sono l’ultima ratio del materiale non riciclabile. Mentre oggi vengono posti in primo piano da leggi irresponsabili, mascherati da cementifici e imprese energivore. Per questo come Movimento 5 Stelle ci siamo battuti in Parlamento per fermare lo Sblocca Italia di Renzi e quando saremo al Governo rivolteremo quel decreto come un calzino.