Te la do io la bolletta. Cosa paghiamo e perché

Te la dò io la bolletta

di Gianni Girotto

Rispetto alla confusione di questi ultimi giorni generata da alcune fake news rilanciate da quotidiani nazionali, proveremo a chiarire cos’è accaduto realmente nella bolletta elettrica in questi anni. A chi e a cosa possiamo attribuire gli aumenti dei costi già decisi di circa l’11% tra l’anno 2016 e 2018, che per le fasce con bassi consumi si aggira secondo fino al 46%, circa 80 euro a famiglia?

Proviamo a far chiarezza.

Ragionando con numeri alla mano, possiamo dire che il totale della bolletta nazionale è di circa 70 mld. 55 mld dei quali coprono i costi della voce A (di cui 25 mld per gli oneri, 12 mld per la fornitura di energia più altri costi). Circa 15 mld servono per coprire i costi delle imposte.
Numeri da capogiro che hanno diverse finalità tra le quali quella di indirizzare la politica energetica del Paese verso la conservazione di un regime di oligopolio della produzione, della distribuzione e della fornitura alimentato dai combustibili fossili che ingrassa rendite storiche difficili da rimuovere. Un vero muro di gomma che oltre a generare profitti per pochi, ostacola il cambiamento verso un sistema energetico rinnovabile, decentrato ed efficiente capace di produrre benefici per l’ambiente, per la salute e per l’economia con la creazione di migliaia di nuovi occupati.
La bolletta elettrica è molto complessa. È costituita da numerose voci, ognuna delle quali si riferisce a un determinato ambito. Nonostante le ultime modifiche, leggere e capire una bolletta rimane un’impresa ardua. Per ragioni di trasparenza i fornitori hanno semplificato il “dettaglio fiscale” in due voci: la parte A e quella B nei quali sono riportati in sintesi gli importi fatturati. Di fatto per capire a cosa si riferiscono queste due voci è necessario fare una richiesta al fornitore per ricevere le specifiche.
Per evitare ulteriore confusione, consideriamo che nel totale del costo della bolletta con la voce A paghiamo la fornitura di energia (dispacciamento), gli oneri nelle sue diverse componenti (per la distribuzione, la trasmissione, l’interrompibilità, gli interconnector, per incentivare le rinnovabili, l’efficienza, il decommissioning nucleare, gli energivori e altro). Mentre nella voce B solamente le imposte.
In questi ultimi anni le voci, con particolare riferimento alle A con le sue componenti, sono variate molto sulla base del profilo del cliente e rispetto alle scelte politiche tenute con le decisioni del Parlamento, del Ministero dello Sviluppo Economico o dell’Autorità per l’energia elettrica delegata dalle istituzioni a definire il quadro regolatorio delle scelte.
Proprio queste scelte, indicate in gran parte dal decisore politico (Parlamento e Governo) e attuate dall’Autorità hanno determinato la modifica della voce A.
In tutta l’attività legislativa parlamentare, attraverso il ruolo di opposizione, il M5S ha seguito da vicino l’evoluzione della bolletta intervenendo punto per punto con proposte rivolte ad evitare l’aumento dei costi ritenuti indiscriminato, per salvaguardare milioni di clienti e per rimuovere gli ostacoli alla realizzazione di un sistema energetico sostenibile.

Ma andiamo per ordine.

1) In seguito all’approvazione di una legge, Autorità ha approvato una serie di delibere tra il 2015 e il 2016 per l’attuazione della riforma della tariffa elettrica domestica che avrebbe dovuto andare a regime dal 1° gennaio 2018. Quindi a partire dal 2017, la tariffa di distribuzione, componente fondamentale della tariffa elettrica (approssimativamente il 20 per cento, circa 8 mld), non viene più pagata in proporzione ai consumi, ma in misura fissa rispetto alla potenza impegnata costringendo i clienti a pagare gli oneri anche nel caso in cui non si consumi energia. Lo spostamento della tariffa dai consumi alla potenza, determina per milioni di clienti domestici un incremento del costo oltre a scoraggiare e rendere economicamente sconvenienti gli interventi di efficienza energetica, di riduzione ed autoconsumo di energia. Contro questa riforma il M5S ha tenuto una forte opposizione in Senato con diverse iniziative tra mozioni, interrogazioni, emendamenti, lettere alla Commissione europea, etc, che seppur hanno comportato miglioramenti rispetto alla decisione iniziale, necessita ancora di cambiamenti profondi. Pensate che per un cliente domestico, pensionato o studente, che consuma 1.000 kWh l’anno e ha 3 kW di potenza impegnata, i costi per la trasmissione, distribuzione e misura di energia elettrica erano nel 2016 di circa 48,50 euro. Con l’applicazione della riforma della tariffa elettrica, il cliente pensionato o studente, a parità di consumi, nel 2017 ha pagato in misura fissa un importo circa doppio rispetto all’anno precedente, pari a 90,59 euro. Un incremento che per il completamento della riforma avrebbe dovuto salire già dal 1° gennaio 2018 (di 20 euro per milioni di clienti che consumano meno di 1500 kwh/anno e di 12 euro per altri milioni di clienti che consumano meno di 2200 kWh/anno), invece scongiurato solo parzialmente in seguito alla decisione dell’Autorità di spostarlo a partire dal 1° gennaio 2019.

2) La decisione di rinviare l’applicazione della riforma di un anno è stata una scelta dovuta, al fine di evitare che la bolletta elettrica diventasse esplosiva. Infatti, in seguito alla decisione di dicembre con la quale il parlamento ha stabilito uno sconto per le imprese energivore, ovvero quelle a forte consumo energetico, i costi degli oneri che avrebbero dovuto pagare queste industrie sono stati riversati sulle famiglie e le piccole-medie imprese. A beneficiare dello sconto sono i grandi gruppi come Marcegaglia, Pirelli, Ilva, Lactalis, Nepi, San Benedetto, Uliveto, Zegna, De Cecco o Rana e altre 2.800 aziende di qualunque settore, dalle acciaierie ai salumifici che pagheranno complessivamente 1,7 miliardi di euro in meno che comporterà un aggravio per i clienti domestici (a secondo della fascia dei consumi del cliente) dai 5 ai 20 euro in più all’anno. Incremento fortemente contestato dal M5S che ritiene inappropriato spalmare sulla solita platea dei clienti domestici.

3) Altro aspetto determinante sull’aumento della bolletta sono l’incremento dei costi per i titoli di efficienza energetica, i cosiddetti certificati bianchi. L’esplosione dei costi ha toccato la cifra record di 1,5 miliardi di euro nel 2017, impennandosi più del doppio rispetto al 2016. Nonostante come M5S abbiamo chiesto con più interrogazioni di intervenire, il Ministero dello Sviluppo Economico rimane indifferente senza prendere iniziative per evitare questa distorsione del prezzo. Se non interviene per regolare il meccanismo, il costo nella bolletta per l’efficienza energetica potrebbe superare ampiamente i 2 mld di euro.

4) Sin dall’inizio della legislatura abbiamo seguito con molta attenzione le attività di messa in sicurezza e decommissioning degli impianti nucleari in capo alla Sogin. Da sempre abbiamo denunciato i forti ritardi delle attività che compromettono i rischi per la salute umana e fanno lievitare i costi che sono sostenuti dai clienti della bolletta elettrica. Nell’ultimo aggiornamento dei costi sul decommissioning siamo arrivati ad un preventivo di 7,2 miliardi di euro, 400 milioni più rispetto ai 6,8 miliardi. Dal 2001 il programma di smantellamento è stato realizzato solo per il 26%, costando però 3,2 miliardi di euro: il 44% del budget. Un costo che quasi certamente aumenterà se il Governo non interverrà con maggior impegno per garantire la trasparenza degli appalti e degli interessi che ruotano intorno a queste attività. In aggiunta ai 6.8 mld dello smantellamento dobbiamo considerare anche quello di 1.5 mld previsto per la realizzazione del deposito di scorie nucleari e il costo di esercizio annuale attualmente non ancora stimato.

5) All’interno della voce indicata come fornitura di energia nella bolletta si nasconde la componente dispacciamento con la quale vengono gestiti i flussi di energia per garantire l’equilibrio della rete elettrica. Per un lungo periodo i costi di questo mercato che si riflettono sulla bolletta, sono andati fuori controllo con spinte speculative che sono rientrate in seguito alla denuncia del M5S. La distorsione è stata determinata da una gestione oligopolistica del mercato che limita l’accesso alle grandi centrali escludendo le rinnovabili. Il costo del dispacciamento nell’anno appena concluso ha toccato circa 1,53 miliardi di euro contro gli 1,48 del 2016, tra i valori più alti mai registrati (0,9 mld nel 2015). Nel primo trimestre del 2018 ha determinato l’1,2% dell’intera bolletta.

6) Altro aspetto rilevante sono i costi che vengono sostenuti per gli interconnector al fine di ridurre i costi dell’energia elettrica ai grandi consumatori. Il costo annuale sostenuto nella bolletta è di circa 500 mln di euro che aumenterà di circa 2 mld fino al 2021, in seguito all’approvazione di un emendamento marchetta nella legge di bilancio del 2015 a quale il M5S si oppose.

7) Altri 650 mln di euro l’anno circa, vengono riconosciuti in bolletta per l’interrompibilità, un servizio che permette la remunerazione a chi si rende disponibile ad evitare di consumare energia dalla rete nel momento in cui ci fosse la necessità. Anche per questa componente abbiamo provato a chiarire con un’interrogazione quali fossero i costi reali sostenuti per evitare sprechi da tagliare.

Come vi renderete conto, le cifre da capogiro in ballo mostrano la bolletta come una finanziaria occulta, impiegata dalla politica per foraggiare in particolare nell’ambito dell’energia diverse attività attraverso l’impiego delle risorse dei cittadini che versano in cassa mensilmente. 70 miliardi di bolletta elettrica non sono pochi. Ed aumenteranno nei prossimi anni per altre riforme in corso di applicazione come quella del abolizione del mercato tutelato. Ed è paradossale la consuetudine e l’indifferenza dei consumatori che hanno riscoperto la bolletta solamente qualche giorno fa, quando hanno saputo di dover pagare un incremento di 200 mln di euro per oneri dovuti dai morosi, in particolare di qualche azienda, senza chiedersi il perché.
Dietro ogni punto sopra illustrato vi è una scelta precisa delle istituzioni e conseguentemente un costo caricato in bolletta ad un cliente distratto.
Le persone dovrebbero invece essere rese consapevoli di quello che accade. Devono pretendere dai loro rappresentanti chiarezza e trasparenza, come quella che è in grado di assicurare il Movimento 5 Stelle, come ha dimostrato in questi anni.