Strategie per lo sviluppo delle fonti rinnovabili al 2030

Strategie per lo sviluppo delle fonti rinnovabili al 2030

“Il quadro che sta emergendo in questi giorni conferma che la politica non può perdere altro tempo. Sulla decarbonizzazione del sistema produttivo è necessario dare risposte urgenti prima che sia troppo tardi.” A dichiararlo è il Presidente della Commissione Industria del Senato Gianni Girotto nell’intervento tenuto all’incontro Strategie per lo sviluppo delle fonti rinnovabili al 2030 organizzato da Confindustria. 

“Abbiamo fiducia dell’impegno del Governo per la predisposizione del Piano Energia Clima – continua il Presidente Girotto” – e sono sicuro che la decisione avverrà senza escludere dal ragionamento il ruolo del Parlamento che, nella sua diversa composizione, dovrà intervenire nella legislazione per concretizzare gran parte delle misure da intraprendere proprio per raggiungere il target attribuito al nostro Paese  e per cogliere le sfide del cambiamento climatico con tutte le sue conseguenze. Come da sempre ribadito, ritengo che raggiungere l’obiettivo del 30% di energia rinnovabile al 2030 è, come dire, sufficiente, ma non è abbastanza per fronteggiare la trasformazione che è in atto nel Pianeta per l’innalzamento della temperatura. L’Italia non può limitarsi a prendere la sufficienza in Europa, deve puntare ad essere tra i primi della classe ed avere obiettivi più ambiziosi, perchè comportano ricadute positive per il nostro PAese. Ricordo a me stesso il messaggio che è è giunto nei giorni scorsi dall’ONU all’apertura dei lavori della COP 24 di Katowice, siamo l’ultima generazione che può fermare i cambiamenti climatici. La posta in gioco è alta. Sui danni che l’emissione di inquinanti in atmosfera provoca sulla salute umana e sull’ambiente ormai potremmo scrivere un’enciclopedia. Da più fronti arrivino segnali di forte preoccupazione sul piano economico e finanziario, sui quali è importante riflettere. L’inquinamento atmosferico costa caro, non solo alla salute. E grazie alle già presenti tecnologie e all’innovazioni possiamo dare risposte con investimenti concreti alla crescita di una nuova filiera industriale e dell’occupazione.”

L’IPCC parla di “cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società”, e ha stimato che impedire il riscaldamento globale di 1,5 °C ci costerà la sconcertante cifra di 2,4 trilioni di dollari all’anno fino al 2035.

La Banca Mondiale metterà a disposizione 200 miliardi di dollari che serviranno a finanziare le azioni per contrastare i cambiamenti climatici, una somma disponibile per il periodo 2021-2025 che raddoppia l’attuale piano di investimenti quinquennali, messo in atto dopo l’Accordo di Parigi, e che aiuterà i paesi ad adattarsi agli effetti del riscaldamento globale e a ridurre le emissioni di gas serra

Anche per le multinazionali è chiaro che il cambiamento climatico colpisce i propri business. Agire per contrastarlo non solo è un’opportunità per le aziende per rispondere al corpo di leggi e tariffe esistenti, in continuo divenire ovunque, ma permette loro di garantire anche la sostenibilità dei loro progetti e migliorare la loro efficienza energetica. A questo proposito, vale la pena citare l’iniziativa di 9 grandi investitori (Aviva, Glenmont Partners, Environment Agency Pension, FundCCLA Investment Management, Earth Capital, Joseph Rowntree Charitable trust, Sarasin & Partners, USS, WHEB Asset Management) che hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta per chiedere ai leader mondiali riuniti al G20 lo stop, graduale, ma definitivo entro il 2020, delle sovvenzioni ai combustibili fossili, per evitare gravi rischi finanziari a livello globale. A rischio c’è la competitività di industrie chiave, compresa l’economia verde, e un peso non indifferente sui bilanci pubblici. Eliminare le sovvenzioni ai combustibili fossili e far pagare di più chi inquina potrebbe non solo ridurre le emissioni di gas serra, ma anche mobilitare gli investimenti verdi (DICHIARAZIONE CONGIUNTA).

La stessa Banca Centrale Europea sta iniziando a pensare all’impatto economico degli eventi meteorologici estremi che, se finora è stato marginale, non è detto che in futuro sia così. Per il consiglio esecutivo della BCE, l’orizzonte in cui impattano i cambiamenti climatici sull’economia si è ridotto giustificando una discussione su come ciò influenzi la conduzione della politica monetaria FONTE

Nel Vs studio quantificate in 30€ a tonnellata la CO2, ma L’Agenzia Federale dell’Ambiente Tedesca ha stimato che ogni tonnellata di CO2 immessa in atmosfera ha oggi un costo pari a 180 euro, che salirà a 205 euro nel 2030 e a 240 euro nel 2050. Se non interverremo qualcuno dovrà pagare e non sarà una parte ma l’intera collettività.

Per questo è importante reagire con il buon senso. Al di là delle parti, noi che rappresentiamo la collettività dobbiamo dare le risposte, ognuno per la propria responsabilità, per accelerare questo percorso. Sarebbe importante che il Governo sensibile a questi aspetti, nell’ambito della discussione sulla manovra economica, riesca a trovare una convergenza per rendere stabile per almeno 3 anni l’ecobonus, dando così maggiore certezza ai soggetti per effettuare  interventi di riduzione dei consumi.

Come saprete dalla scorsa legislatura come M5S siamo impegnati con un una serie di battaglie che riguardano in particolare la rimozione di alcuni ostacoli per garantire la reale liberalizzazione del mercato dell’energia. Apprendo con molto piacere la sentenza della Corte della giustizia europea che rispetto alle reti private, in particolare sugli SDC, ci da ragione di credere che siamo sulla strada giusta. In Commissione credo che termineremo a gennaio con una risoluzione al Governo su questi aspetti che riteniamo cruciali e conseguentemente proveremo a tenere delle iniziative legislative (recepire al più presto la RED II) che permettono di ripristinare la libertà di realizzare reti private ed SDC in particolare dando la possibilità alle attività produttive e clienti domestici di realizzare impianti di produzione e auto consumo di energia da fonti rinnovabili. Altri temi sui quali stiamo lavorando riguardano la possibilità di far partecipare realmente le FER ai servizi del mercato elettrico. Su questo argomento abbiamo intrapreso un dialogo acceso ma franco con Arera che speriamo porti ad aprire il mercato anche ad altri operatori.

Argomenti che come dicevamo prima non creano solo benefici per la sostenibilità, ma stimolano la crescita con diverse leve tra le quali quella della riduzione del costo dell’energia.

Ultimo argomento quello della MOBILITA’ dove abbiamo delle enormi opportunità ma anche qui dobbiamo correre…. altrimenti rischiamo di non raggiungere neanche l’obiettivo del 10% al 2020 (attualmente siamo al 7%).

 

 

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