Il deposito Nazionale – Un progetto – Paese Valenza ambientale e di sicurezza e opportunità socio economiche

Il deposito Nazionale – Un progetto – Paese Valenza ambientale e di sicurezza e opportunità socio economiche

Buongiorno,
ringrazio il Presidente di Confindustria Boccia per l’attenzione che ha voluto porre ad un argomento complesso, come quello della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, in cui sono presenti rischi per la sicurezza e per la salute, che riguardano la gran parte del territorio nazionale e le sue economie. Un argomento di interesse strategico che necessità di trasparenza (per molti anni negata) e sulla quale la Commissione Industria del Senato che mi pregio di rappresentare ha aperto un apposito Affare Assegnato nel quale stiamo approfondendo l’argomento con un ciclo di audizioni e una serie di visite sugli impianti nucleari. Contiamo di completare al più presto il ciclo di audizioni con i ministeri competenti, qui presenti, per concludere con una Risoluzione di indirizzo.

Negli anni scorsi, la gestione delle attività di messa in sicurezza, di smantellamento degli impianti e per l’individuazione delle aree in cui ubicare il Deposito Nazionale (DN) ha lasciato tracce indelebili di errori che sarebbero stato opportuno evitare. Ricordo il caso simbolo, quello di “Scanzano”, in cui la popolazione si oppose ad un’imposizione governativa, priva di interlocuzioni con gli interessi reali di quell’area, e vieppiù sulle ragioni che avevano determinato tale scelta, scelta che ha lasciato pesanti strascichi anche sul livello di fiducia verso la politica. E l’elenco potrebbe proseguire a lungo.
Pertanto innanzitutto per migliorare il dialogo con le popolazioni e accrescere il livello di fiducia credo andrebbero resi maggiormente funzionali i Tavoli di Trasparenza con una disciplina organica oltre che rafforzare gli strumenti di controllo vs le attività di Sogin.

Entrando nel merito, richiamo la vostra attenzione rispetto al quadro della situazione in cui ci troviamo. Attualmente l’impianto regolatorio per la realizzazione del DN è quello configurato da un Governo (quello Berlusconi) deciso a costruire nuove centrali nucleari e che il referendum fortunatamente ha ostacolato: ha abrogato la parte centrale della norma sulla produzione di energia nucleare senza però minimamente modificare la parte che riguarda il DN, pensato appunto per contenere molte più rifiuti di quelli che l’Italia oggi produce.

Nel merito dello studio ho apprezzato lo sforzo e i contenuti presenti che ho avuto modo di leggere approfonditamente. Credo che sia una buona analisi. Effettua una ricognizione sintetica riprendendo le parti essenziali del tema anche se non può essere considerato esaustivo, essendo una prima valutazione… un primo esercizio, come giustamente indicato.

Per avere uno studio completo è necessario aspettare l’approvazione da parte del Governo del Programma Nazionale (PN). Solo dopo questo passo, che spero sarà tenuto al più presto, anche per evitare la procedura di infrazione europea (*), saremo in grado di capire, di dare al Paese una strategia sui rifiuti nucleari.

Attualmente il quadro regolatorio in vigore non chiarisce molti aspetti del DN. Più volte mi sono pronunciato su questo argomento. Molte risposte devono essere date dal PN e altre dalle decisioni che il Governo.

L’assenza di alcuni dettagli fondamentali emerge in modo evidente dalla documentazione prodotta per la VAS in corso per il PN. In particolare, nel decreto del parere di compatibilità ambientale sulla proposta del PN al punto 26 si chiede di integrare l’analisi con la strategia del “brown field”, ossia la trasformazione degli attuali siti in depositi di sé stessi, rispetto alla realizzazione del DN. Inoltre al punto 44 e 45 chiede di effettuare un’analisi dei trasporti e dei rischi ambientali connessi. Poi nei punti 13, 14 e 15 chiede di approfondire la descrizione e la valutazione degli impatti dei rifiuti provenienti da attività industriali e da bonifiche, a mio parere il vero elemento critico oltre ai rifiuti di altissima attività.

Quando si daranno queste risposte avremo un quadro certamente più chiaro per effettuare le scelte più opportune. Faccio presente che sia nel PN che all’interno dello studio viene indicato che per dare sistemazione definitiva ai rifiuti ad alta attività, l’Italia potrebbe partecipare insieme ad altri Paesi alla realizzazione di un deposito geologico di tipo consortile, in grado di accogliere i rifiuti di quegli Stati che abbiano piccoli inventari di rifiuti ad alta attività. Un’ipotesi che impegnerebbe il Paese in una intensa attività di relazioni internazionali non semplici affrontare, ma che a mio parere devono essere perseguite, senza mettere a disposizione il territorio nazionale e tenendo ben presente che il quadro regolatorio non indica da nessuna parte l’ipotesi di realizzare un deposito geologico.

Altro aspetto critico riguarda l’ipotesi di ubicare in via temporanea i rifiuti ad alta attività nel DN. Come sottolineato, anche dalla relazione della commissione sul ciclo dei rifiuti, è necessario chiarire se la CNAPI sarà valida per ubicare temporaneamente anche i rifiuti ad alta attività (ricordo che tale indicazione è presente solo nella “relazione” che accompagna la linea guida, ma non nella linea guida). Un chiarimento che deve essere indicato nella linea guida 29 di ISPRA prima della pubblicazione della CNAPI, onde evitare che salti tutto e si ritorni da capo.

Se vogliamo raggiungere l’obbiettivo non possiamo trascurare gli aspetti di carattere socio-politico e l’impegno verso gli interessi delle popolazioni ospitanti gli impianti nucleari. Con loro va creato un rapporto continuo, in particolare ovviamente con chi dovrebbe ospitare il DN che non potrà essere imposto da scelta governativa ma concertata con loro. Anche qui andrebbe chiarito che tipologia di Parco Tecnologico. La norma indica un centro di ricerca nucleare su trattamento del combustibile e dei rifiuti radioattivi e altro… Credo questa norma andrebbe rivista, in quanto il problema principale su cui concentrarsi nel prossimo futuro è la messa in sicurezza prima e lo smantellamento poi dei siti nucleari.

Su questo tema, lo studio illustra anche il caso francese. E’ molto interessante seppur si limiti a citare la parte che riguarda gli incentivi economici e socio-ambientali. Dalle informazioni che ho potuto raccogliere, Il caso è più complesso perché nel pacchetto sono stati inseriti anche provvedimenti legislativi ad hoc sulla partecipazione, il diritto di recesso e il divieto di mettere rifiuti esteri. Il tutto poi è stato confezionato in una fase di trattativa durata 10 anni dove era stata creata la figura del mediatore che nel caso francese era un ex Ministro dell’ambiente.

Rimane poi da chiarire gli aspetti legati ai rifiuti nucleari di tipo militare, poiché anch’essi vanno correttamente gestiti, e qui chiaramente si apre un capitolo molto ampio e delicato, che non possiamo trattare in questa sede, ma che va dovutamente attenzionato da tutti.

Passando ora alla parte economica, le cifre in campo sono 1,5 mld impiegati per la realizzazione del DN con generazione di 1500 lavoratori per 4 anni, questo compreso l’effetto moltiplicatore. In verità Non siamo riusciti ad estrapolare dal Vs studio i costi di esercizio del DN. Ma non facciamoci abbagliare dai numeri sulle carte perché poi la realtà è un’altra. Basta un errore accidentale, imprevisto, per creare disagi enormi alle economie locali ancora fortemente legate ad attività agricole e turistiche che garantiscono la vita di quelle terre. Quanto meno nelle analisi andrebbero pertanto indicati anche i rischi… che riteniamo essere non irrilevanti.

Sulla partita della messa in sicurezza dei rifiuti nucleari il sistema produttivo del Paese può sviluppare una propria filiera che potrà essere impiegata anche verso altri Stati.

Non tanto nella realizzazione del DN (in cui gli altri Paesi sono molto più avanti di noi), ma sulle attività di messa in sicurezza e smantellamento e trasporto l’Italia può utilizzare le esperienze maturate nel mercato mondiale del decommissionig del nucleare.. scongiurando anche una riprese degli armamenti atomici che, permettetemi la digressione, l’Italia dovrebbe ostacolare recependo il trattato di non proliferazione.

Condivido la parte finale dalla nostra analisi, per quanto embrionale, da cui emergono tre messaggi importanti che il Paese non può continuare a eludere:

1. è necessario un esercizio di responsabilità politica matura per affrontare e chiudere il ciclo produttivo dell’esperienza nucleare italiana nell’interesse delle generazioni future;

2. non è più rinviabile un dibattito pubblico trasparente per affrontare il tema della sicurezza e onorare gli impegni nel quadro normativo italiano ed europeo;

3. la completa gestione dei rifiuti radioattivi è parte integrante delle politiche per l’economia circolare e può rappresentare anche un’occasione di sviluppo economico, valorizzando le competenze tecnologiche nazionali. Infatti, anche nel caso di smantellamento dei vecchi siti esistono significative opportunità di recupero di materie prime seconde che, una volta messe in sicurezza, può rientrare all’interno del sistema delle risorse e riutilizzo.

 

* è stata deferita alla Corte di giustizia dell’UE per la mancata trasmissione del programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, nonché per il mancato recepimento della direttiva Euratom 59/2013.