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Nucleare, decisiva l’azione del M5S: scampata la nomina di Agostini all’Isin

C’è voluto oltre un anno e mezzo di pressioni del Movimento 5 Stelle perché il governo si rendesse conto della sciocchezza che stava per fare proponendo a capo del nucleare italiano un indagato per turbativa d’asta e abuso d’ufficio. Ma soprattutto la presentazione delle candidature dovrà prima in discussione nelle Commissioni parlamentari competenti, anziché essere direttamente calati dall’alto.

Non cantiamo vittoria, ma ci prendiamo una piccola soddisfazione per aver ottenuto che se ne discutesse prima.
In ogni caso solo uno dei quattro nuovi nomi proposti sembra avvicinarsi al profilo richiesto dall’Europa per ricoprire al meglio quell’incarico, perché ha le competenze scientifiche adatte per quel ruolo, mentre per gli altri tre il governo è ancora lontano dall’aver centrato l’obbiettivo. I numeri uno e due designati dall’esecutivo, infatti, hanno una formazione giuridica (Maurizio Pernice è un avvocato, mentre Stefano Laporta è un viceprefetto) che poco ha a che fare con le radiazioni ionizzanti; poi c’è il geologo Vittorio d’Oriano e la quarta nominata è la dottoressa Laura Porzio, un fisico che dovrebbe avere una certa familiarità con le radiazioni.

Insomma, ci sembra che nonostante i passi in avanti ci sia in realtà ancora della strada da fare per arrivare a compimento di un percorso delicato come quello della nomina dei vertici dell’Isin.

Tanto per fare un po’ di storia, forse più d’uno ricorderà la feroce polemica scoppiata dopo la proposta di nomina di Antonio Agostini – ex direttore generale del Miur poi finito nella struttura della presidenza del Consiglio molto vicino a Renzi – come guida dell’Isin, la nuova Autorità di controllo per l’energia atomica.

Per settimane insieme ai colleghi del M5S mi sono opposto a questa ipotesi, avanzando una sfilza di ragioni per le quali Agostini non dovesse essere nominato. Oltre ad essere sotto inchiesta della magistratura per fatti gravi, il funzionario ministeriale non possiede le competenze scientifiche adatte a ricoprire quell’incarico. Oggi finalmente quel capitolo sembra chiuso per sempre.

Tuttavia siamo ancora distanti dalla meta, perché la nomina dei dirigenti dell’Isin è solo un primo passo da affrontare. Anche perché ci sono compiti delicatissimi e urgenti da affrontare con una certa energia. Per esempio l’Italia ha accumulato un enorme ritardo nello smantellamento delle centrali nucleari ancora presenti sul territorio nazionale. Questo si traduce in un aggravio dei costi nella bolletta elettrica dei cittadini per circa 300 milioni di euro l’anno. Tanti sono i soldi stanziati direttamente dagli italiani per il decommissionig.

Poi c’è il ritardo nella presentazione di un Piano nucleare nazionale, che finora c’è costato una multa salatissima da parte dell’Europa. Anche quelli sono soldi prelevati dalle tasse di tutti.

Ma non è tutto. Il Piano nazionale è propedeutico ad un altro passaggio fondamentale e urgente. Ovvero l’individuazione dell’area e la costruzione del nuovo Deposito delle scorie radioattive. L’Isin, dunque, sarà controllore attivo nel delicatissimo compito di trovare un rifugio sicuro per la spazzatura atomica fin qui accumulata e quella che produrremo in futuro. E la struttura dovrà essere sicura e inattaccabile per garantire al meglio sui rischi per la salute pubblica.

Inoltre in una interrogazione parlamentare al ministro competente abbiamo chiesto espressamente di chiarire quali tipi di scorie andranno conservate e smaltite in quel deposito. Ovvero come verranno divise quelle ad alta, a media e a bassa intensità di radiazioni. E dove finiranno ad esempio quelle militari. Ad oggi però a tutto questo non abbiamo ancora ricevuto risposta.

Ecco perché da oltre due anni ci battiamo in ogni sede istituzionale chiedendo il rispetto delle regole e una soluzione rapida ad un problema che il nostro Paese ha continuato a rimandare per anni. In gioco c’è la sicurezza di tutti noi.

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